24 gennaio 2010
IDV SPAZIO PER TUTTI GLI ONESTI
Campagna per le primarie - Centrosinistra, il primo testimonial è Massimo Fini
Slogan come: «Scegli il tuo presidente» o «Voto perché». Attori, cantanti e giornalisti famosi come testimonial e un numero verde per chiedere informazioni. È la lista delle iniziative stilata ieri nella prima riunione di piazza Santi Apostoli sulla pubblicità alle Primarie dell' Unione. Il giornalista Massimo Fini è stato uno dei primi ad accettare di prestare il suo volto alla campagna «Io voto per le Primarie perché...». [Corriere della Sera, 16 settembre 2005]
Di Pietro: Massimo Fini attacca Roma ladrona? Ha ragione, resta mio testimonial
Roma corrotta, cinica, inquietante, portatrice di cultura familista, mafiosa. Una città immobile che da tempo non dovrebbe essere più capitale. Parole di Massimo Fini, stampate in un paginone di conversazione con il quotidiano leghista La Padania. Opinione legittima se non fosse che Fini, oltre a essere quel polemista di razza ben noto, è anche il fresco testimonial della campagna di Antonio Di Pietro per le Primarie.
L’ex magistrato non pare particolarmente imbarazzato per le frequentazioni «pericolose» del suo testimonial: «Macché, Fini è tutto meno che imbarazzante. Sia ben chiara una cosa: concordo assolutamente con Massimo». Concorda anche su Roma ladrona? Il sindaco Veltroni non sarà contento e neanche molti altri nel centrosinistra. Di Pietro abbozza: «Ma il discorso di Fini non va inteso in senso geografico». Però Roma è un po’ il centro geografico dell’Italia, oltre che la sua capitale. «Sì, ma nella denuncia di Fini c’è un messaggio subliminale: che cioè l’Italia è fatta da dieci, cento, mille Roma. Ogni territorio ha la sua Roma».
La Padania però ci mette il Colosseo sopra la foto di Fini. E poi correda con la pernacchia dell’Alberto Sordi («lavoratori!»). «È vero, Roma ladrona c’è davvero. Perché il potere corrompe, altro che logorare. Basti guardare An e Lega». Cioè? «Nella prima Repubblica corrompeva penalmente, oggi offusca moralmente. Prenda i due leghisti che si sono scambiati le mogli assistenti». Lo hanno fatto a Roma, ma l’avrebbero fatto anche a Milano, dice Di Pietro: «Eccome. Perché Milano, nel bene e nel male, non è mai stata seconda a Roma. Vedi Tangentopoli. E poi se volete vi do un indirizzo: piazza Duomo 19». Inutile spostare la Capitale: «In Val Brembana o Cavallina sarebbe lo stesso. Tolta una Roma, ne nascono altre mille».
Eppure le accuse di Fini erano più precise: Roma che ha meridionalizzato l’Italia, Roma mafiosa. Concetti più vicini al Carroccio che al programma del centrosinistra: «Ripeto, Roma, nel discorso di Fini, era solo un’allegoria, il simbolo di quella modificazione genetica che ci ha portato a questo punto. Poi Fini è un uomo libero, scomodo, ce ne fossero mille come lui. Anche quando dice cose non condivisibili lo fa con buona fede e nobiltà d’intento». [Corriere della Sera, 30 ottobre 2005]
18:48 Scritto da: alterverde | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
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